Allegoria dell'Estate; Allegoria dell'Inverno
La coppia scultorea, realizzata nel candido marmo Bianco di Carrara, si manifesta come una testimonianza della statuaria di primo Seicento. È un’epoca in cui la sensibilità barocca, sebbene nelle sue primissime espressioni, iniziava a infondere una nuova linfa nell’arte del Nord Italia. Le due figure, personificazioni dell’Estate e dell’Inverno, si innalzano da una base dai profili modanati realizzata in marmo Rosso di Albenga, apprezzato per la sua ricchezza cromatica. L’Allegoria dell’Estate, incarnata dalla figura femminile, con il suo modellato morbido e vibrante esprime un senso di pienezza e fertilità. Stringe tra le braccia un fascio di spighe di grano, emblema indiscusso del raccolto e dell’abbondanza. La sua posa dinamica e il volto disteso ne celebrano la generosità della natura in un’armoniosa composizione. L’Allegoria dell’Inverno si contrappone alla fanciulla in una dialettica di contrasto e complementarietà. La figura maschile, dalla fisionomia matura e barbuta, è avvolta in un drappo pesante, che scende in pieghe profonde e frastagliate, e che lo protegge dal freddo pungente. Si appoggia a un bastone robusto, simbolo del viandante o del contadino che affronta le fatiche della stagione più rigida. Le sculture rappresentano anche il perenne fluire del tempo, la ciclicità dell’esistenza e il contrasto tra il rigoglio vitale e la quiescenza invernale, temi cari alla riflessione filosofica e artistica del periodo.
Manifattura italiana, Nord Italia, inizio del XVII secolo
cm 30,5h

