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Coppia di credenze librerie in legno laccato

Gli straordinari arredi in legno intagliato sono autentici e sublimi capolavori della secolare maestria veneziana. Laccati in un delicato azzurro tenue, le loro superfici sono adornate da una decorazione floreale policroma, ricca, elaborata e minuziosamente dettagliata, che si intreccia incantevolmente con ornamenti fitomorfi e racemi. Il corpo superiore presenta un fronte scandito da due ante sagomate che celano al loro interno ripiani per libri e oggetti. La cimasa, dalla modanatura finemente elaborata e dal timpano spezzato, è coronata da un canestro in legno scolpito, traboccante di foglie e boccioli, che emula con straordinaria perizia il vimini intrecciato. Il corpo inferiore si compone di una credenza dalle linee morbidee mosse, il cui piano sagomato è sapientemente laccato ad imitazione delle pregiate sfumature marmoree del Verde Alpi. Il cornicione di base, dall’elegante tonalità avorio e dalla modanatura armoniosa, segue l’andamento sinuoso e fluido dell’arredo e si raccorda ai graziosi sostegni en cabriole. La singolarità e la rarità degli arredi risiedono nella preziosa e ineguagliabile decorazione delle ante delle credenze. Mentre la decorazione floreale è affidata ad un sapiente depentore veneziano, le quattro magnifiche figure allegoriche – due uomini e due donne – dipinte sui pannelli e racchiuse da cornicette, rivelano la mano di un vero maestro, il cui stile pittorico si rifà alla grande tradizione tiepolesca. Tali figure, di straordinaria bellezza e imponente ricchezza espressiva, sono attribuite al pittore Costantino Cedini, nato a Padova nel 1741, la cui produzione si lega alla città di Venezia, dove fu iscritto alla fraglia pittorica dal 1768 al 1771. In questo periodo giovanile, l’artista realizzò le quattro figure allegoriche, dimostrando fin da subito un talento eccezionale. Allievo degli artisti della scuola del Piazzetta e del Tiepolo, nonché discepolo di Jacopo Guarana, Cedini divenne maestro all’Accademia di Venezia, dove insegnò per sei anni, in modo discontinuo, dal 1784 al 1797, instillando ai suoi allievi l’importanza dello studio del nudo. Nonostante le epurazioni austriache del 1798, che sconvolsero la scena accademica, Cedini mantenne salda la sua posizione, e nel 1807, sotto il Regno Italico, fu confermato professore, sebbene non fosse più chiamato a ricoprire funzioni operative. La sua influenza nell’ambito della pittura figurativa fu profonda, e numerosi furono gli allievi che raggiunsero una grande fama, tra cui Giovanni Carlo Bevilacqua, Giuseppe Bernardino Bison, Giovanni De Min e Lattanzio Querena. Pittore abbastanza prolifico, realizzò numerosi lavori per importanti committenti privati e pubblici. Tra le sue opere più celebri si annoverano gli affreschi della parrocchiale di Torre di Mosto e delle chiese veneziane di San Barnaba e San Cassiano. Inoltre, lavorò in prestigiosi palazzi come quelli di Palazzo Dolfin Manin, Palazzo Moro Lin, Palazzo Giustinian dei Vescovi, Palazzo Contarini delle Figure, Palazzo Balbi Venier e Palazzo Diedo. Non meno illustri sono le sue realizzazioni nelle ville della terraferma veneta, tra cui Villa Cappello di Noventa Padovana, e nelle parrocchiali di Dolo e Camponogara, senza dimenticare il sipario dipinto per il celebre Teatro La Fenice nel 1792. Inoltre, lo studioso Pavanello attribuisce all’artista anche gli affreschi del Palazzo Maldura di Padova e della Villa Da Zara-Biasioli a Casalserugo, databili intorno al 1775, opere che risultano coeve ai pannelli decorativi degli arredi.

Venezia, Luigi XV (1760 – 70 circa)
cm 69 x 245h x 140

Provenienza: Venezia, Collezione Carlo Stucky

Expertise: prof. Enrico Lucchese

Pubblicazioni:
G. Morazzoni, Il mobile veneziano del ‘700.Roma: Bestetti e Tumminelli, 1927, tav. CCCX;
G. Morazzoni, Mobili veneziani laccati.Milano: Alfieri, 1950, tav. VI.

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