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Domenichini veduta di Venezia

Apollonio Facchinetti detto "Domenichini"

(Venezia, 1715 - 1757)

Veduta di Palazzo Surian Bellotto dalla riva di Cannaregio
L’opera si inserisce a pieno titolo nel fecondo e glorioso filone della vedutistica veneziana del Settecento, epoca in cui la rappresentazione della città lagunare assurgeva a genere autonomo e ambìto, prosperando grazie alla crescente domanda di raffinate memorie di viaggio. L’autore, Apollonio Facchinetti - noto come il Domenichini - si ritaglia in questo contesto un ruolo peculiare, svelando un talento unico e una sensibilità intima. Questa veduta di piccolo formato si allontana dalle magnifiche e ampie prospettive per offrire uno sguardo più raccolto su uno scorcio meno celebrato della quotidianità veneziana, ma non per questo privo di interesse storico e architettonico. L’artista cattura l’imponente facciata di Palazzo Surian Bellotto dalla riva opposta del Canale di Cannaregio in una quiete e luminosa narrazione visiva. Il palazzo, edificato per volere della famiglia patrizia dei Surian nel XVII secolo, fu ceduto ai Bellotto alla fine del medesimo secolo. Nel XVIII secolo divenne sede veneziana dell’ambasciata francese, periodo in cui vi soggiornò il filosofo Jean-Jacques Rousseau. Nella facciata del palazzo sono incastonate diciannove chiavi di volta: tre sugli archi dei portali d’ingresso con le teste di vecchi canuti e barbuti; quindici sugli archi delle finestre del primo e del secondo piano nobile con teste di donne dai capelli raccolti. L’armonia cromatica è giocata su toni pacati e sereni. La luce, morbida e diffusa, modella le forme senza mai forzarle, quasi a velare la nitidezza delle architetture. Sul canale, una superficie liquida di sottile cangiante cromatismo riflette con placida maestà il cielo e l’ininterrotta serie degli edifici storici. Le esili imbarcazioni e le minutefigure, tratteggiate con un tocco vibrante e sicuro, animano la scena senza sopraffarla, inserendo un respiro di vita autentica. Apollonio Facchinetti, la cui identità è stata affinata grazie allo studioso Fabio Mauroner, si distingue come una figura centrale del vedutismo veneziano. Il suo stile, invariato nel tempo, è contraddistinto da soluzioni prospettiche precise e dall’impiego di colori freddi e sofisticati. Alcune sue opere oggi custodite nei musei sono spesso ancora celate sotto il nome di un “anonimo canalettiano” o con attribuzioni disparate. La sua attività si colloca tra gli anni Quaranta e la fine degli anni Sessanta del Settecento, un periodo che segue la morte di Michele Marieschi e la partenza di Canaletto, e che lo rende uno degli esponenti più prolifici e influenti della vedutistica dell’epoca. Sotto il suo nome si possono raccogliere centinaia di vedute di Venezia, Roma, paesaggi di fantasia, capricci architettonici e vedute ispirate alla Riviera del Brenta.

Veduta di Palazzo Surian Bellotto dalla Riva di Cannaregio
Sesto decennio del XVIII secolo, olio su tela, cm 38,5 x 26,5

  • Lun - Ven: 9:00 - 13:00 | 15:00 - 19:00
  • Sab e Dom: escusivamente previo appuntamento

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