Gregorio Lazzarini
(Venezia, 1665 - Villabona Veronese, 1730)
Santa Cecilia suona l'organo
Tra le trame luminose della pittura veneziana a cavallo fra Seicento e Settecento, si distingue la cifra colta e composta di Gregorio Lazzarini, autore di quest’opera, che coniuga armoniosamente decoro formale, grazia narrativa e intensità devozionale. Nato a Venezia nel 1665 e morto a Villabona Veronese nel 1730, la sua formazione avvenne nella bottega del genovese Saverio Rosa, attivo in laguna intorno al 1670, ma fu sotto l’influsso della pittura meditativa e calibrata di Girolamo Forabosco che Lazzarini andò delineando quella cifra stilistica che gli fu poi riconosciuta dal biografo Vincenzo da Canal (1732): un “gusto per una stesura levigata e ferma del colore, articolato in una definizione disegnativa”, sintesi perfetta di equilibrio plastico e finezza intellettuale. Questa sua adesione a un linguaggio pittorico di sobria eleganza, che rifuggiva tanto dalle tensioni drammatiche e caravaggesche quanto dalla leziosità del Barocchetto incipiente, lo avvicinò agli stilemi di Carlo Cignani e Marcantonio Franceschini, punti di riferimento per un’intera generazione di pittori dell’Italia settentrionale. L’opera di Lazzarini si colloca così in un ambito culturale improntato a un accademismo nobile e sorvegliato, il cui rigore non soffoca, ma anzi esalta, la narrazione sacra e la resa psicologica dei personaggi (1). Fra i suoi meriti va ricordata anche la formazione del giovane Giambattista Tiepolo, il quale, pur partendo da quell’educazione misurata e classicheggiante, presto ne superò i limiti orientandosi verso esiti più scenografici e luministici, sotto l’influenza di Giambattista Piazzetta. Il soggetto rappresentato è Santa Cecilia, figura di straordinario fascino nella devozione cristiana e nella storia dell’iconografia sacra. Vissuta tra il II e il III secolo d.C. in una Roma ancora ostile al cristianesimo, Cecilia apparteneva a una nobile famiglia patrizia e, fin dall’adolescenza, si distinse per una profonda inclinazione spirituale. Consacrata a Dio con voto di verginità, venne nondimeno data in sposa al giovane pagano Valeriano. La notte delle nozze la santa rivelò al marito la sua consacrazione e la presenza di un angelo custode a difesa della sua purezza. Colpito da tale rivelazione, Valeriano si convertì, ricevette il battesimo da Papa Urbano I e, poco dopo, fu seguito dal fratello Tiburzio. I due si distinsero per atti di pietà cristiana, in particolare la sepoltura dei martiri, gesto vietato dalle leggi imperiali, e furono per questo arrestati e condannati al martirio. Cecilia, rimasta sola, proseguì instancabilmente la sua opera di evangelizzazione, sostenendo la comunità cristiana con parole e opere. Anch’ella venne infine arrestata. La sua condanna fu crudele e articolata: prima si tentò di ucciderla per asfissia in un bagno di vapore, ma ne uscì miracolosamente illesa. Fu quindi destinata alla decapitazione: il boia le inflisse i tre colpi previsti dalla legge, ma la giovane non morì all’istante. Sopravvisse per tre giorni, durante i quali – secondo la tradizione – non cessò mai di pregare, esortare i fedeli e distribuire i propri beni ai poveri. La morte la colse con le mani disposte in un gesto simbolico della Trinità: tre dita della mano destra sollevate, un dito della sinistra teso a indicare l’unità delle tre Persone divine. Il suo corpo fu sepolto nelle catacombe di San Callisto e nel 1599 fu ritrovato incorrotto, adagiato nella posizione stessa in cui era spirata, come se dormisse nella pace di Dio. Santa Cecilia è venerata come patrona della musica. La tradizione racconta che, mentre si avviava al martirio, cantasse a Dio nel suo cuore, testimoniando una fede armoniosa e profonda, capace di trasformare la sofferenza in lode. Per questo motivo è spesso rappresentata con strumenti musicali, in particolare l’organo, simbolo della sua anima elevata verso il Cielo. Nel dipinto Santa Cecilia suona l’organo, la vergine incoronata di rose, è raffigurata in atto di suonare contornata da due angeli, di cui uno sorregge lo spartito musicale. L’apertura paesaggistica sulla destra, con il suo respiro arioso, contribuisce ad amplificare la grazia della composizione, che ruota attorno alla figura centrale: una donna giovane e solenne, avvolta in un morbido manto azzurro che fascia una tunica bianca ornata da spillegemmate. La ricchezza cromatica, vivace e fresca, si accompagna a una stesura pittorica liscia e controllata, che riflette in pieno il linguaggio controllato e raffinato del maestro. Databile agli ultimi anni del Seicento, l’opera costituisce un esempio emblematico della poetica di Gregorio Lazzarini, improntata a un classicismo temperato e alla cura del disegno, elementi che segnarono una tappa fondamentale nel percorso della pittura veneziana pre-tiepolesca.
Santa Cecilia suona l’organo
fine del XVII secolo, olio su tela, cm 159 x 123
Bibliografia:
1. R. Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, 1981

