Jacopo Amigoni
(Venezia, 1682 - Madrid, 1752)
Madonna con San Giovannino
In un connubio di sacralità e grazia, la pittura di Jacopo Amigoni si fa interprete di un tema caro alla devozione: la Madonna con il Bambino Gesù e San Giovannino. L’opera riflette pienamente l’armonia e la leggerezza che contraddistinguono il Rococò veneziano, di cui il pittore fu uno dei massimi esponenti. Al cuore della composizione, la Vergine Maria è ritratta a mezzo busto, con lo sguardo assorto in una tenera e protettiva contemplazione verso i due fanciulli. La sua figura, ammantata in una veste dai tenui toni rosati e in un drappeggio ceruleo che la avvolge con morbidezza, è incorniciata da un velo impalpabile che le copre il capo, accentuandone la serena dolcezza. Tra le sue dita affusolate un piccolo grappolo di ciliegie si offre allo sguardo, un motivo iconografico che nella simbologia cristiana rimanda al sangue di Cristo, pegno della redenzione umana e sublime sigillo dell’amore divino. Il Bambino Gesù, dalle fattezze generose, si adagia con spontaneità tra le braccia materne; la sua nudità è velata da un panno bianco che riverbera la luce. Con una vivacità che prelude alla sua stessa essenza, protende le braccia e volge gli occhi spalancati verso chi lo osserva, incontrando lo sguardo curioso di San Giovannino, i cui i riccioli incorniciano il volto. L’intimo dialogo affettivo tra le figure è intensificato dalla loro stessa postura, un’intesa silente che l’artista rende palpabile. Il tema della Madonna con il Bambino fu, per Amigoni, un campo d’elezione nel suo repertorio sacro. Fin dalle opere del suo periodo bavarese (1716-1729), egli manifestò quella spontaneità e grazia d’invenzione che avrebbero segnato l’intera sua produzione, assicurando a questo genere un’affezione perenne da parte della committenza. La sua copiosa produzione per la devozione privata si articola in due filoni iconografici distinti: il primo, che annovera la sola Vergine con il Bambino, conta oltre quindici varianti, mentre il secondo, che include anche San Giovannino e talvolta San Giuseppe, si riduce a soli tre altri esempi noti, conservati rispettivamente all’Alte Pinakothek di Monaco, nella collezione Terruzzi a Bordighera e in una collezione privata. La circolarità si rivela il principio compositivo cardine che anima l’intera opera. I tre protagonisti sono disposti in un movimento visivo che avvolge e unifica, generando una fluidità quasi musicale. L’armoniosa gestualità della Madonna e la posizione dei fanciulli disegnano un’ellisse perfetta, emblema di un’unità sacra e ineffabile. Questa profonda partecipazione emotiva, che permette all’artista di superare i canoni dell’iconografia tradizionale per infondere nuova vita a un tema universale, colloca l’opera alla fine degli anni Venti del Settecento. In questo periodo, Amigoni, lasciatosi alle spalle il chiaroscuro barocco, raggiunge una libertà espressiva che si manifesta nell’eleganza delle forme, nella soavità dei sentimenti e nel brillante cromatismo. La sua palette cromatica è caratterizzata da colori luminosi e trasparenti, con una chiara preferenza per le tinte pastello: il rosa tenue della veste di Maria, il blu celeste del manto, i bianchi eterei dei panneggi e le carnagioni delicate e perlacee dei fanciulli. Amigoni è celebre per la sua abilità nel rendere la morbidezza delle carni infantili e la grazia delle figure, sovente con un tocco quasi evanescente. La luce, morbida e diffusa, modella i volumi senza eccessivi contrasti, immergendo l’intera scena in un’atmosfera di serenità. Con la sua inimitabile arte, Amigoni riesce a elevare questa scena sacra a una tenerezza quasi profana, rendendola accessibile ed emotivamente avvincente, un inestimabile esempio di uno stile che ha incantato le corti d’Europa nel corso del XVIII secolo.
Madonna con San Giovannino
1725 – 30, olio su tela, cm 88 x 67



