Gaspare Diziani
(Belluno, 1689 - Venezia, 1767)
Assalto dei briganti
Nell’impetuoso ed energico Assalto dei briganti, Gaspare Diziani si misura con una delle tematiche più avvincenti e scenografiche della pittura settecentesca: lo scontro armato tra bande di malviventi e pattuglie militari, consumato in scenari impervi e solitari. L’opera si inserisce in un filone iconografico alimentato da episodi di aggressioni e rapine realmente accaduti e trova un'eco importante nella pittura europea del tempo, affrontato con accenti analoghi da maestri come Salvator Rosa, Francesco Simonini, Marco Ricci. È tanto più degno di nota osservare come questo soggetto – che Diziani trattò con convinzione e varietà – risulti pressoché assente nella pur autorevole monografia redatta da Anna Paola Zugni Tauro, così come in altri da studi specialistici. Eppure, l’artista bellunese affrontò più volte scene d’assalto e banditismo, contribuendo con esiti originali a un genere pittorico teso, drammatico e carico di energia visiva. Si tratta di un tema che affonda le radici nei resoconti realistici di aggressioni e assalti durante gli spostamenti dei viaggiatori, ma che si fa, sulla tela, racconto epico e macchina teatrale. La composizione si sviluppa in un’insolita impostazione verticale, che amplifica la tensione ascensionale dello scontro e consente di articolare la scena in più livelli dilettura. Il fulcro visivo dell’opera è costituito dallo scontro tra le due fazioni: a sinistra, un drappello di soldati avanza sparando verso una formazione caotica e irruente di briganti a cavallo, che sopraggiungono dalla destra. Le posture concitate dei cavalli, i panneggi agitati, l’impeto sfrenato dei personaggi scomposti e tumultuosi conferiscono all’immagine un effetto di dramma congelato, come un fermo immagine di un teatro d’azione. La tavolozza cromatica calda e pulsante, con predominanza di toni ocra, rossi laccati, bruni dorati everdi cupi, è tipica della maturità di Diziani. La luce filtra tra gli alberi come un riflettore teatrale, creando contrasti drammatici e giochi chiaroscurali che enfatizzano il senso di pericolo imminente. I tratti sono rapidi, energici, impulsivi, in linea con la pennellata di getto che contraddistingue le sue opere più mature. Sebbene noto soprattutto per le pale d’altare e i cicli decorativi a tema religioso e mitologico, Gaspare Diziani mostrò sempre una predilizione costante per i soggetti d’azione, che gli permettevano di esprimere la sua vivacità inventiva, l’ardore della pennellata e nei quali poteva sperimentare soluzioni sceniche ardite. Affrontò il tema dell’assalto dei briganti in numerose varianti, spesso in collaborazione con il figlio Antonio, raffinato interprete di paesaggi e vedute. Anche questo dipinto lascia intuire un’esecuzione congiunta: la resa più larga e sintetica delle quinte arboree, la semplificazione dei piani prospettici el’ampia stesura delle masse cromatiche fanno supporre l’intervento di Antonio Diziani nella definizione del fondale naturale, mentre la regia figurativa e la gestualità delle scene centrali tradiscono la mano esperta di Gaspare. Una sinergia perfettamente equilibrata tra invenzione e scenografia, tra gesto e ambiente. Ingegnoso nelle composizioni complesse, rapido e incisivo nei bozzetti, brillante nel disegno e capace di grazia tenera nelle sue raffigurazioni angeliche, Gaspare ha saputo dare forma a una pittura sempre vitale, di forte impatto scenico ed emotivo. Secondo solo a Sebastiano Ricci e al monumentale Tiepolo, fu nel panorama delle scuole italiane coeve, tra i più autorevoli e ispirati interpreti della pittura decorativa e narrativa del suo tempo. Opere come Assalto ai briganti non rappresentano soltanto una digressione tematica, ma costituiscono un manifesto della sua energia creativa: un felice equilibrio tra forza narrativa, invenzione pittorica e maestria tecnica, in cui il gesto diventa linguaggio e la scena si fa teatro della pittura.
Assalto dei briganti
1760 – 65 circa, olio su tela, cm 98 x 112


