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Nicolò Guardi

Nicolò Guardi

(Venezia, 1715 - 1786)

Piazza San Marco verso la Basilica
Il dipinto ritrae uno degli scenari urbani più celebri e riprodotti di Venezia: Piazza San Marco, immortalata dalla mano del pittore Nicolò Guardi, fratello minore del più noto Francesco. Nato a Venezia nel 1715, Nicolò Domenico Giuliano fu battezzato sotto l’egida artistica del pittore Giovanni Battista Bellucci, figlio del rinomato Antonio Bellucci, confermando così fin dall’infanzia il proprio inserimento in un ambiente culturalmente fecondo. L’attività pittorica di Nicolò prende avvio nella seconda metà del quarto decennio del Settecento, riscuotendo fin da subito un notevole successo. Un documento datato 2 aprile 1739 ne attesta l’esercizio della professione, già all’epoca remunerativa al punto da permettergli di avviare un proprio nucleo domestico. Le fonti successive ribadiscono con insistenza non solo il suo mestiere, ma anche una condizione economica stabile e agiata. Dal 1743 al 1757, la sua abitazione ospitò il fratello Francesco, allora in difficoltà finanziarie, il quale cercava con fatica di affermarsi come pittore di figure e vedutista, in una fase ancora iniziale della sua carriera. Nelle opere realizzate tra il 1740 e il1755 circa, Nicolò Guardi manifesta una chiara adesione ai modelli iconografici di artisti coevi, quali Michele Marieschi, Luca Carlevarijs e Domenico Lovisa. Tuttavia, l’influenza si limita all’adozione di certi tagli prospettici: per il resto, l’originalità della sua mano si riconosce tanto nella stesura pittorica fluida quanto nel gusto per il dettaglio narrativo e caricaturale. Questo stile rivelatore rimanda alla vivace bottega dei Guardi, e in particolare ad Antonio, abile pittore di figure, al quale Nicolò si mostra strettamente affine per sensibilità formale. Nel dipinto Piazza San Marco verso la Basilica, ispirato all’incisione di Luca Carlevarijs intitolata Veduta della Piazza verso la chiesa di San Marco (1), emergono con chiarezza i tratti distintivi della sua arte: la pennellata rapida e sciolta, la gamma cromatica dominata da tonalità brune, l’agile costruzione prospettica e la presenza di figurine vivaci, rese con tocchi larghi e brillanti, che testimoniano l’ingegno e la libertà espressiva dell’artista. Le figure, orientate verso la Basilica, conferiscono dinamismo alla scena urbana, con i loro costumi variopinti e le maschere tipiche del Carnevale veneziano. Questo evento, nel XVIII secolo, rappresentava uno dei momenti più attesi e significativi della vita cittadina. A differenza delle versioni moderne, il Carnevale si prolungava per diversi mesi, iniziando dalla prima domenica di ottobre fino all’inizio della Quaresima, per poi riaccendersi con la festa dell’Ascensione (la Sensa) e in altre ricorrenze solenni, come l’elezione del Doge o dei Procuratori di San Marco. In quell’epoca, la città si trasformava in un grande palcoscenico teatrale a cielo aperto. Tutti, indipendentemente dal ceto sociale, potevano prendere parte alle celebrazioni. L’anonimato garantito dalla maschera livellava le differenze sociali: nobili e popolani si mescolavano, si intrattenevano negli stessi luoghi, frequentavano indistintamente chiese, caffè e teatri. Era consuetudine indossare la bauta – una maschera bianca incera, accompagnata da un mantello nero, il tabarro, e un tricorno – che permetteva di celare l’identità, parlando e agendo con libertà in una società altrimenti rigidamente gerarchica. In questo clima sospeso tra realtà e finzione, Venezia diveniva un laboratorio di libertà effimera, un mondo capovolto in cui l’arte del travestimento era la vera protagonista. La resa definita ma ariosa dell’architettura e la  trasparente luminosità della costruzione prospettica suggeriscono una datazione dell’opera intorno alla metà degli anni Quaranta del Settecento, testimoniando la piena maturità stilistica di Nicolò Guardi.

Piazza San Marco verso la Basilica
1745 circa, olio su tela, cm 76 x 111

Expertise: prof. Dario Succi

Bibliografia:
1. D. Succi, La Serenissima nello specchio di rame. Castelfranco Veneto: Cecchetto e Prior, 2013, vol. I, p. 41, n. 45;

D. Succi, Guardi, itinerario artistico. Milano: Mondadori, 2021.

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