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Giovanni Grubacs

(Venezia, 1830 - 1919)

Veduta del bacino di San Marco con il Palazzo Ducale dalla Riva degli Schiavoni
L’inquadratura del dipinto si dispiega a destra con il Palazzo delle Prigioni e il Ponte della Paglia, che con la sua elegante architettura attraversa il Rio di Palazzo, mettendo in comunicazione il molo della Piazzetta di San Marco con la Riva degli Schiavoni. Il molo appare coronato dalla grandiosità di Palazzo Ducale, che durante il dominio della Serenissima rappresentò l’emblema per eccellenza di Venezia: palazzo del potere, della rappresentanza e della giustizia. Si susseguono la Piazzetta, la magnifica Libreria Marciana, edificio simbolo della Venezia rinascimentale e, infine, il Fondaco della Farina, noto nella lingua popolare come il Fonteghetto. Sullo sfondo la Basilica della Salute e la Punta della Dogana dominano l’iconico paesaggio di una città magica ed onirica, che nel corso dei secoli ha fatto da teatro e palcoscenico per artisti, poeti e musicisti. Quest’opera pregevole, frutto della mano del pittore Giovanni Grubacs, colloca l’artista tra i più eminenti testimoni del vedutismo lagunare del XIX secolo. Il padre Carlo era un pittore distinto del panorama vedutista e Giovanni, sin dalla sua infanzia, ebbe modo di assorbire, attraverso l’esperienza visiva paterna, i fondamenti di un’arte che si nutre delle tradizioni, della sacralità e dell’unicità dell’atmosfera veneziana. Nel 1847 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ma le turbolente vicende politiche, legate all’insurrezione contro il dominio austriaco durante la Prima Guerra di Indipendenza, lo costrinsero l’anno successivo ad abbandonare gli studi. Nella prima parte della sua attività artistica il giovane pittore riprendeva gli schemi settecenteschi del padre e come i suoi colleghi contemporanei, tra cui Ippolito Caffi e Federico Moja, descriveva fedelmente la realtà quotidiana e il vivace, scintillante mondo delle feste in laguna. A partire dal 1860 circa, si assiste a un mutamento decisivo nel suo linguaggio artistico, influenzato dalle correnti veriste che permeavano la pittura italiana del tempo. In questo nuovo corso stilistico, Giovanni intraprese una via più audace e innovativa: la pennellata divenne più fluida, vibrante e moderna; il linguaggio più poetico; lasensibilità luministica e atmosferica acquisì un lirismo ricco di sfumature. In questo contesto storico si stava consumando l’ascesa della fotografia, strumento oggettivo e impeccabile di registrazione visiva, con il quale la pittura si trovò immediatamente a confrontarsi. Lo scatto fotografico, innovativo e suggestivo, offriva tuttavia risposte meccaniche, imbrigliate nel bianco e nero. Alla pittura non rimaneva che imporsi e riaffermarsi attraverso la sublime qualità artistica del colore e la sua vibrante intensità e la capacità di accendersi in tonalità straordinarie, esaltando il suo irriducibile valore emozionale, forgiato dall’estro creativo di un pittore capace di restituire un’esperienza intima e profondamente umana. Nel corso degli anni, segnati da una progressiva cecità che lo accompagnò fino alla fine, Giovanni Grubacs divenne una delle voci più autentiche del secolo, ancora oggi oggetto di studi e approfondimenti.

Veduta del bacino di San Marco con il Palazzo Ducale dalla Riva degli Schiavoni
seconda metà del XIX secolo, olio su tela, cm 76 x 111
Firmato in basso a destra: «G. Grubacs»

Bibliografia:
La Venezia dei Grubacs, a cura di F. Magani.Zel, 2017.

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