Beppe Ciardi
Burano, chiesa di San Martino;
La sera
Giuseppe Ciardi ama dipingere scorci di canali veneziani, piazze, ponti animati da persone colte dal vero, tramonti sul mare goduti dai pescatori al lavoro, barche; e poi l’Altopiano di Asiago e i suoi paesaggi montani, le pozze, le greggi con i pastori, i contadini nei campi. Una produzione varia, spontanea e poetica. Erede della pittura di paesaggio del padre Guglielmo, il primo periodo di Beppe è testimone di una pennellata corposa, larga e ricca di vibrazioni. Intorno al 1896 si iscrive al corso speciale di Disegno di figura della Scuola di Pittura tenuto da Ettore Tito, dopo il quale inaugura un per corso creativo differente dal paesaggio puro, cominciando a dedicarsi al ritratto, alle figure in costume e alla raffigurazione degli affetti. Ma la sua personalissima inclinazione per la natura emerge prepotente e così, già a partire dai primi anni del nuovo secolo, si avvicina alla raffigurazione del paesaggio, che diviene di gran lunga predominante tra tutti i generi sperimentati. La famiglia Ciardi possiede una casa a Quinto di Treviso e una tenuta a Canove, così i panorami dell’altopiano diventano una scenografia di quotidiana bellezza e un genere indagato in molti cicli pittorici. L’artista vi trova la solitudine e il simbolismo degli stagni d’acqua, delle baite e dei pagliai, delle vallate e del cielo e quella pacifica convivenza tra uomo e animali e tra uomo e terra, che svelano il carattere di una persona mite e riflessiva. Il paesaggio puro di questi primi anni del Novecento è sintetico, intriso di gamme cupe e di tonalità verde bottiglia, ocra e terra di Siena. Per il dipinto La sera, datato 1920 circa, il pittore sceglie un formato verticale nel quale la linea dell’orizzonte, composta dal profilo collinare, è posta a metà per lasciare ai colori aranciati e violacei del cielo il potere descrittivo di questo crepuscolare momento. Le nuvole scomposte si tingono di rosa e catturano la luce del giorno che gradualmente si dissolve. La veduta entra in penombra, riflettendosi sulla pozza d’acqua in primissimo piano e creando un’atmosfera di calma e contemplazione. Il verde brillante della vallata si confonde con il violaceo dei pendii e della chiesetta paesana con campanile, resi con una pennellata irregolare, spesso rapida e decisamente pastosa. Anche i paesaggi lagunari sono caratterizzati da una pennellata spezzata in veloci appoggi di colore, soprattutto il mare, realizzato con rapidi tocchi orizzontali accostati, che divengono guizzanti e appuntiti con l’incresparsi dell’acqua. Il cielo diviene un omogeneo e vibrante tessuto di colore, sempre soggetto al variare imprevedibile degli agenti atmosferici. Tra i dipinti della sua natia Venezia, c’è Burano, chiesa di San Martino, ottimo esempio del suo talento nel rappresentare le bellezze naturali e architettoniche della città. Il cielo sopra Burano occupa una parte significativa della tela ed è reso con toni chiari e sfumature delicate di grigio che creano un’atmosfera placida di luce diffusa. L’acqua del canale è rappresentata con una serie di tocchi brevi e vibranti che variano dal blu al verde pallido, con macchie di bianco che suggeriscono il movimento delle onde. Il campanile è un punto focale importante che bilancia la composizione e si innalza affiancato dalla chiesa e dalle abitazioni. Beppe, molto celebre e riconosciuto nel suo valore durante la vita, è appoggiato in parte dal padre e ammesso presto alle grandi mostre: espone non ancora diciannovenne al Castello Sforzesco di Milano; la Biennale gli dischiude le porte già nel 1899 e a trentasette anni è addirittura membro della giuria di accettazione, cioè delegato a scegliere gli artisti meritevoli di entrare all’Esposizione. Bisogna ben sottolineare che egli vive e lavora in anni, soprattutto quelli tra il 1900 e il 1920, fortemente impregnati di psicologismo, di intellettualismo, di sofisticazioni, nonché di richiami culturali al passato e, malgrado ciò, mantiene la sua fede virginale nella natura, conquistando molti collezionisti che amano la sua luce, gli scorci magistrali, le rifrangenze, le iridescenze e credono nel suo messaggio poetico.
Beppe Ciardi
(Venezia, 1875 – Quinto di Treviso, 1932)
La sera
1920 circa, olio su tavola, cm 64 x 45
firmato in basso a destra «Beppe Ciardi»
Pubblicazione:
A. Parronchi, Beppe Ciardi, catalogo generale delle opere, Allemandi, Torino, 2019; n. 407.
Burano, chiesa di San Martino
1910 circa, olio su tela, cm 90 x 66
firmato sul retro e in basso a sinistra «Beppe Ciardi»
Pubblicazione:
A. Parronchi, Beppe Ciardi, catalogo generale delle opere, Allemandi, Torino, 2019; n. 655.
Bibliografia:
A. Parronchi, Beppe Ciardi, catalogo generale delle opere, Allemandi, Torino, 2019.


