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Sebastiano Ricci

Sebastiano Ricci, Marco Ricci

Re Mida arbitro della sfida tra Apollo e Pan

Racconto mitologico e splendida visione paesistica si intrecciano armoniosamente in questo dipinto inedito, riconducibile per ricchezza pittorica e narrativa al felice connubio dell’opera di Sebastiano e Marco Ricci, i due grandi maestri che all’inizio del diciottesimo secolo aprono la strada al radicale rinnovamento della pittura veneziana. Superbo pittore di figura, Sebastiano cura l’educazione del nipote Marco affidandolo, durante il soggiorno milanese del 1694 – 1696, al noto paesista anconetano Antonio Francesco Peruzzini. Tra la fine del Seicento e i primi anni del nuovo secolo, Marco emerge come un eccellente pittore di paesaggio iniziando una proficua collaborazione con lo zio nelle cui opere spesso dipinge gli sfondi paesistici, mentre Sebastiano, talvolta, interviene nelle vedute di Marco con le sue splendide macchiette, corpose e briose. L’opera Re Mida arbitro della sfida tra Apollo e Pan rappresenta un’emblematica testimonianza dell’affiatamento tra Sebastiano, cui spetta il racconto mitologico, e Marco, artefice dello splendido paesaggio sullo sfondo. La fiorente produzione da cavalletto su tematiche mitologiche sperimentata con successo da Sebastiano lavorando per alcuni dei più illuminati mecenati inglesi, come lord Burlington e il duca di Portland, trova una eccellente dimostrazione nel dipinto inscenato alle pendici del monte Tmolo, altura della provincia di Smirne dove fu sepolto Tmolo, re di Lidia. Sulla traccia del racconto tratto dalle Metamorfosi di Ovidio (1) Sebastiano raffigura la competizione musicale tra Apollo e Pan arbitrata da re Mida. Il poco lusinghiero ritratto ovidiano descrive Mida come personaggio “sempre grossolano di mente”, nel cui cervello “passavano sempre idee stolte”, tanto che un giorno spingendosi fino alle pendici del monte Tmolo rimase incantato da Pan che “modulava sulla zampogna di canne cerate un leggero motivo e si vantava con le ninfe della sua bravura, osando disprezzare i canti di Apollo in confronto ai propri”. Lo spirito del re Tmolo, indignato dalla supponenza di Pan, si rivolse ad Apollo che apparve “col capo biondo incoronato di alloro del Parnaso, [che] spazzava il suolo con suo mantello impregnato di porpora di Tiro, e con la sinistra reggeva la cetra tutta intarsiate di gemme e avorio indiano [...] sollecitò le corde con tal bravura, che Tmolo, affascinato da tanta dolcezza, dichiarò che Pan con la sua zampogna era battuto. Il verdetto del sacro monte fu approvato da tutti; eppure Mida, lui solo, lo biasimò e lo definì ingiusto. Il dio di Delo [Apollo] non sopportò che quelle stolte orecchie conservassero la forma di orecchie umane, e così gliele allungò e ricoprì di grigio pelame [...] Mida fu punito solo in quella parte del corpo, e si ritrovò con orecchie di asinello che lento cammina”. Raggruppato in primo piano, il gruppo figurale forma un circolo chiuso tutto compreso nell’evento e sorprende per l’eleganza frammista a sottile ironia: si noti l’afflizione di Pan con il capo chino e il disappunto dei satiri in seguito; l’imbarazzo di Mida con la mano al mento e il dito flesso. Per converso un’aura luminosa circonda il capo di Apollo la cui bravura e posa artistica incantano le muse alle sue spalle. La scioltezza delle figure colma di luminosità cromatica e la morbidezza dei contorni suggeriscono una datazione successiva al ritorno dall’Inghilterra di Sebastiano nel 1716, e più precisamente nella seconda metà del secondo decennio del Settecento. Catalizzante diviene lo sfondo paesistico di Marco il cui fascino senza tempo riversa sulla composizione l’insuperabile felicità della visione di un antico borgo diroccato dei luoghi natii con l’apertura di ampie vallate e di lontane montagne azzurrate. L’opera chiarisce il
modus operandi dei due pittori, partecipi per empatia stilistica al mondo che rappresentano: un quotidiano in cui anche la favola emana il sentore della terra veneta cui appartengono.

Sebastiano Ricci
(Belluno, 1659 – Venezia, 1734),
Marco Ricci (Belluno, 1676 – Venezia, 1730),
Re Mida arbitro della sfida tra Apollo e Pan
1725-1730, olio su tela, cm 75 x 97

Expertise: prof. Dario Succi

Bibliografia:
1. Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi XI, 146 - 179, a cura di Bernardini Marzolla P, Einaudi, Torino, 1994;
G.M. Pilo, Sebastiano Ricci e la pittura veneziana del Settecento, Pordenone 1976.

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