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Emma Ciardi villa veneta

Emma Ciardi

Villa Sandi Cassis

Un grande pronao con quattro alte colonne, che sostengono un monumentale timpano contenente lo stemma del fondatore, contraddistin gue Villa Sandi Cassis – ora Moretti Polegato – a Crocetta del Montello. Commissionata dalla nobile famiglia veneziana Sandi all’architetto trevigiano Andrea Pagnossin nella terza decade del Seicento, e oggi conservata in modo esemplare, la villa riproduce un modello riportato da Andrea Palladio nei Quattro Libri dell’Architettura, spiccando per la perfezione delle proporzioni e la felicità del rapporto tonale con il paesaggio circostante. Il vialetto di ingresso che conduce verso l’ampia rampa è decorato da statue in pietra in stile barocco, eseguite dalla bottega dello scultore bassanese Orazio Marinali, che ritornano sulle cuspidi del timpano della facciata principale. Un ampio parco nasconde le barchesse laterali perfettamente simmetriche, una scuderia e una cappella. La “villa veneta” in quanto monumentum architettonico è stata nei secoli una componente fondamentale del territorio, che è diventata prontamente l’occasione e il supporto per molte arti decorative ed espressioni culturali, abbellendosi di cicli pittorici, sequenze scultoree, impianti decorativi, composizioni botaniche, illusioni prospettiche, giochi acquei, effetti luministici e facendosi palcoscenico per la danza e la musica, per il teatro e la letteratura. Con la sua aurea misteriosa, la sua nobile architettura e il giocoso spazio verde, incanta nei secoli poeti e scrittori; accoglie diplomatici e politici; conquista artisti e pittori che la scelgono come soggetto delle opere. Ed ecco che nel 1915 la pittrice Emma Ciardi è nel parco di Villa Sandi Cassis, determinata a dipingere sulla sua tela l’imponente facciata della residenza, allegramente disturbata dai personaggi che si muovono in primo piano. Questo è un anno particolare: l’Italia fa il suo ingresso nella Prima Guerra Mondiale interessando in modo significativo la produzione artistica italiana, che sta vivendo un momento di fermento e di intensa attività creativa. Emma, già conosciuta e affermata, durante quest’anno partecipa alla sua quarta mostra internazionale, dopo Parigi nel 1900, Milano nel 1906 e Bruxelles nel 1910. Per celebrare l’evento epocale dell’apertura del Canale di Panama, che mette in comunicazione l’Oceano Atlantico con il Pacifico, l’America organizza a San Francisco la colossale Panama-Pacific International Exposition, il cui scopo è quello di offrire una panoramica sulla situazione mondiale dell’arte. I Paesi partecipanti fanno giungere le opere che più degnamente possano rappresentarli, tra questi Emma, il fratello e il padre. A Marzo la pittrice organizza una personale al Lyceum di Milano, privilegiando i suoi dipinti di argomento settecentesco. Uno dei suoi temi favoriti è infatti un neosettecentismo esplorato e rievocato, ossia una rivisitazione del secolo più gaio e brioso della Serenissima Repubblica. Léonce Bénédite nella sua Storia della Pittura del Secolo XIX, un excursus che passa in rassegna le diverse scuole pittoriche del mondo, inserisce tra i paesisti della Scuola Veneta la
pittrice che «si ricorda del Settecento prendendo a motivo le belle ville e i giardini italiani».
Il giardino per l’artista è uno spazio simbolico, dove regnano quiete, protezione, gioia ed eleganza, tra successioni geometriche, archi trionfali, siepi, lunghi viali, antiche scalinate. È il suo hortus conclusus moderno, e quello di Villa Sandi è popolato da dame che passeggiano aggraziatamente, riparandosi dal sole con un ombrellino, e con le loro ampie e colorate vesti d’epoca volteggiano nel verde brillante dell’erba. È una danza di creature appena sbozzate, immaginifiche ed evanescenti, le cui forme abbandonano le fattezze descrittive per dissolversi in pure sembianze cromatiche. La graziosa portantina dorata, che ci immaginiamo riccamente decorata e tappezzata, è espressa con essenzialità, modernità e spiritosità di forme. La rappresentazione artistica di Emma Ciardi diviene quindi una metafora di leggerezza e una ricerca di bellezza fuori dalla quotidianità. La pittrice nasce a Venezia e cresce tra la città lagunare, la campagna di Quinto e l’altopiano di Asiago, incalzata dal padre Guglielmo Ciardi a disegnare e dipingere. Il padre è protagonista, con Luigi Nono, Federico Zandomeneghi, Giacomo Favretto e Napoleone Nani, dell’avanguardia pittorica della scuola veneziana che fa dell’adesione al vero un ideale e un programma artistico che sostiene la necessità di un confronto personale con la realtà. Emma vive la sua stagione creativa in mezzo a rivoluzioni epocali, non solo artistiche, che trasformeranno il mondo, ma questo non sembra spaventarla. Si dedica fin da subito al lavoro di pittrice con un piglio imprenditoriale inedito per una donna dei primi del Novecento, sviluppando uno stile personale inconfondibile.
Tramite l’apprendistato di Guglielmo, risale alla tradizione di Domenico Bresolin e prosegue sulla strada della pittura di paesaggio, la cui ripresa è sentita dai maestri della scuola del Vero del secondo Ottocento come recupero in vista di un rinnovamento della forma, da opporre alla convenzionalità del linguaggio neoclassico.
Ella coniuga la pittura tradizionale di Francesco Guardi, della quale ammira la leggerezza e la luminosità di tocco, con il linguaggio post impressionista, nutrendosi al contempo delle esperienze macchiaiole. Per lei l’osservazione è lo strumento creativo primo e per questo dipinge en plein air e con grande velocità di esecuzione i suoi bozzetti, che spesso termina all’interno del suo atelier, rendendo la sua opera uno sposalizio di realtà, memoria e fantasia. Il suo itinerario artistico è segnato dalla presenza alle più importanti rassegne nazionali e internazionali d’arte e dal rinnovarsi di commissioni e vendite; è sostenuta dai più potenti critici del tempo e dai collezionisti stregati dalla vaporosità e dalla rassicurante aderenza al vero che plasma le sue colorate visioni settecentesche.

Emma Ciardi (Venezia, 1879-1933)
Villa Sandi Cassis
1915, olio su tela, cm 64 x 36
firmato e datato in basso a sinistra: «Emma Ciardi 1915»

Bibliografia:
M. Zerbi, Emma Ciardi, Il Giardino dell'amore: la vita e le opere di una pittrice veneziana, Allemandi, Torino, 2009;
F. Posocco, A. Uliana, Ville venete: l'arte e il paesaggio, De Bastiani, Trento, 2008.

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