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scrivania

Giovanni Battista Maroni (1750 - 1816) Scrivania da centro in legni pregiati

Lo scrittoio in legno di noce e abete si presenta come un raffinato bureau-plat a cinque cassetti: due per lato e uno centrale. Le superfici sono impiallacciate con una squisita scelta di essenze lignee dalla squillante tavolozza: bois de rose, bois de violette, legno di acero e acero tinto verde. Il piano, rivestito in pelle bruna decorata a piccoli ferri, è incorniciato dal bois de rose; il ciglio è intarsiato con un motivo a fogliette lanceolate; su fianchi e frontale risaltano riserve di pregevole disegno. Racchiuse dachiare cornicette fogliacee, su un oscuro bois de violette, sono intarsiate targhe di gusto cinquecentesco; su entrambi i lati, gli angoli del vano centrale sono completati da eleganti mensole; lungo i bordi inferiori è intarsiata in acero una spirale fogliacea che corre lungo un bastone in acero tinto verde. Questi motivi decorativi, che rimandano ai più alti repertori decorativi del neoclassicismo milanese, sono riconducibili agli ornati che Giuseppe Levati e Giocondo Albertolli disegnarono per Giuseppe Maggiolini, e restituiscono l’esecuzione al monogrammista G.B.M., Giovanni Battista Maroni, figlio di Carlo Giuseppe, un falegname e capostipite di una dinastia di ebanisti attivi a Milano con una bottega prima nella parrocchia di Santo Stefano e poi in quella di San Fedele. Le tarsie impiegate da Giovanni Battista Maroni, insieme ai repertori d’ornato minori come fregi, cornici, bordure e candelabre, suggeriscono inequivocabilmente che egli fu apprendista nella bottega di Giuseppe Maggiolini nel corso degli anni Settanta. Fu Alvar González-Palacios nel saggio Avvio allo studio del mobile italiano (1) a segnalare il caso di questo monogrammista, «di cui si conoscono almeno due lavori, uno dei quali data al 1799 […] opera quasi certamente di un lombardo, ben edotto nell’arte del Maggiolini». Anche Giuseppe Morazzoni pubblicò qualche suo mobile come opera della bottega di Maggiolini, ma fu solo nel 1993 che venne riunito il primo consistente gruppo di otto opere siglate da Maroni. Un fortunato ritrovamento in una collezione privata di un arredo datato 1797 e firmato per esteso «Io Giovanni BattistaMaronus feci», ha ulteriormente chiarito l’identità dell’ebanista. Tra le sue opere figurano tre commodes e un secrétaire acquistati da Joseph Fesch nel 1797 circa, oggi conservati ad Ajaccio presso la Maison Bonaparte. I sostegni troncopiramidali dello scrittoio presentano, su fondi in bois de rose, cartelle in violetto intarsiate in acero con racemi di quercia. Superiormente sono completate da sottili fregi fogliacei che sormontano i dadi decorati da piccole riserve con rosoni. I piedi terminano in scarpette in bronzo dorato modellate in foggia di guaine fogliacee.

Milano, Luigi XVI (1790 circa)
cm 104 x 78,5h x 58,5

Expertise: prof. Giuseppe Beretti

Bibliografia:
1. A. González-Palacios, Avvio allo studio delmobile italiano in: Storia dell’Arte italiana. Torino, 1982, Parte III, Vol. IV, p. 587 e sgg.

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